ASD Frasba dal Lac

Siamo una realtà sportiva unica in tutto il territorio comasco: nel 2003 abbiamo portato l’Ultimate Frisbee a Como, da allora svolgiamo regolarmente l’attività agonistica in Italia e all’estero.
Dal 2007 organizziamo ogni anno il torneo internazionale a 16 squadre “Missuldisc”, a Gera Lario.
Dal 2009 siamo impegnati nella divulgazione del nostro sport sul territorio di Como: nelle manifestazioni promosse da CONI e Comune di Como ma soprattutto nelle scuole.
Più di ogni altra cosa siamo un affiatato gruppo di amici (ragazzi e ragazze dai 20 ai 35 anni) con una profonda passione per l’Ultimate, amanti dei valori dello sport di squadra, dell’agonismo ma soprattutto del puro e semplice piacere di giocare!

“Frisbee volant, Frasba manent”

 

image3

 

La Storia 

La genesi della frasba è da ricercare in una festa dell’unità, a Siena, nell’agosto del 2001.

Cinque amici ventenni o poco più si trovavano a girare tra Toscana e Lazio per una quindicina di giorni, ebbri di giovinezza, carichi di voglia di cazzeggiare. Il loro mezzo era uno compianto e storico Doblò rosso.

Con gli stomaci carichi quanto basta di costoleccio, ribollita e chianti mediocre, tra una sigaretta e una risata decisero, in un impeto di infantilismo, di dedicarsi a quel rudimentale luna park (forse una decina di giochi in tutto) che faceva da corollario alla grande festa organizzata dall’allora Partito Democratico della Sinistra (nel cui simbolo ancora figuravano, sotto la grande quercia, la falce ed il martello): avvenne così che, sfidandosi al tiro a segno con il fucile, al tiro al barattolo o alla pesca del pesce di plastica, uno di loro (impossibile ricordare chi) vinse un dozzinale e grezzissimo frisbee rosso (mica come quelli della wham-o o della discraft).

Già la sera stessa cominciarono, un po’ perplessi, ad azzardare qualche timido lancio, via via sciogliendosi ed utilizzandolo tra loro per scherzi simpatici come il lancio fortissimo sulla schiena (l’alcool del chianti circolava ancora nelle loro vene) o a colpire i testicoli del più sfigato della compagnia (di cui  non si fa il nome).

Nei giorni successivi quel frisbee primordiale che di lì a poco avrebbe acceso una miccia la cui combustione continua a brillare dopo oltre dieci anni (e di cui si è persa ogni traccia), diventò sempre più presente nei vacanzieri giorni dei cinque ragazzi: che si trovassero su un assolata spiaggia della Versilia oppure su una desolata altura della Tuscia, mai mancavano di dedicarsi, in maniera sempre più seria e meno spiritosa, all’attività di lancio, di rincorsa, di presa, di scambio di quel piccolo cerchio porporamente plastificato: senza neanche rendersi conto una passione autentica si stava accendendo e prendeva forma nei loro cuori. E così, in maniera del tutto autodidattica ed istintiva cominciarono a sperimentare diverse modalità di lancio e di presa (a volte assurde), elementari forme di freestyle (onestamente con pessimi risultati); si divertivano gareggiando fra loro a lanciare il frisbee il più lontano possibile, a tenerlo in aria più a lungo che riuscivano, stupendosi man mano delle molteplici, ludiche e allo stesso tempo sportive attività che un oggetto tanto semplice quanto poliedrico gli permetteva. Di giorno e di notte, che si trovassero in una discoteca o nel centro storico di una città d’arte dell’Italia centrale, mai si separavano da quel disco, inventandosi le più svariate forme di gioco e passatempo: lo facevano rimbalzare sull’asfalto, miravano a cartelli stradali a mo’ di bersagli, si tuffavano in volo sulla spiaggia esibendosi in semplici (ma per loro spettacolari) prese al volo, che raramente gli riuscivano. La magia pareva non perdere mai la propria forza: ore ed ore, tutti i giorni, stregati ossessivamente da un piccolo aggeggio del valore di poche lire (eh sì, c’erano ancora le lire…)

La vacanza finì, con tante sbronze e zero donne, e rientrarono nella noia della loro cittadina lariana, accolti dalla settembrina ed insistente pioggia comasca.

Dopo una decina di giorni organizzarono una cena a casa di uno di loro, che si trovava quella sera libera dai genitori.

Tra decine di foto ormai sviluppate e stampate, sofficini cotti al forno e fiumi di alcolici, tra una risata, un coppino e una vecchia ben assestata, avvenne un fatto cruciale, tanto semplice quanto importante, senza il quale, probabilmente, la frasba non esisterebbe: memori della febbre frisbistica che gli aveva colti durante le ferie e che ancora pulsava da qualche parte nei loro cervelli, decisero di digitare, su un motore di ricerca (internet era da poco di dominio popolare), di sicuro non google (forse virgilio o altavista… altri tempi!), la seguente sequenza di lettere: FRISBEE; in breve capitarono sul sito della Yappantonio, squadra milanese di ultimate, e scoprirono, tra esclamazioni incredule e quasi esaltate, l’esistenza di questo sport! Immediatamente scrissero una mail presentandosi e chiedendo informazioni e delucidazioni in proposito: tempo un paio di giorni e da Milano risposero esaurientemente invitandoli ad unirsi a loro durante un allenamento in modo che potessero rendersi conto coi propri occhi di che cosa esattamente si trattasse, e tastare dal vivo, sul campo, la potenza dell’ultimate.

Due di loro andarono di lì a pochi giorni a Cernusco sul Naviglio, dove si trova il campo da rugby sul quale si allena la Yappantonio: non sapevano ancora di che pasta vitale sono fatti coloro che praticano questo sport, e quindi rimasero in incognito, senza presentarsi, ed assistettero in disparte a parte dell’allenamento (arrivare a Cernusco e trovare il campo non fu facile: i navigatori non esistevano) a bocca aperta, stupiti delle potenzialità che un disco di qualità può raggiungere se utilizzato con tecnica affinata da anni di allenamento: vennero a conoscenza del tre-dita, del rovesciato, e in generale delle regole che governano e generano questo gioco: ancora non ci volevano credere! Inconcepibile: non solo esisteva uno sport di squadra col frisbee, ma era anche un qualcosa di serio, per il quale servivano gambe, polmoni, tanta tecnica e preparazione costante. Finito l’allenamento si presentarono timidamente: subito capirono la scorza umana di quei personaggi, che gli dissero: “ragazzi, ma dovevate presentarvi subito”, e partirono le presentazioni, tra sorrisi, pacche di benvenuto, abbracci e tanti inviti a ritornare la settimana successiva ma con pantaloncini, scarpe coi tacchetti e l’occorrente per potersi allenare. Raramente avevano assistito ad un calore umano così spassionato, disinteressato, istintivo e per giunta dedicato a dei perfetti sconosciuti. La tipica chiusura corporativistica e cameratesca delle squadre sportive era del tutto assente, lontana, estranea: capirono la “diversità” dell’ultimate, percepirono che “quello” era un sport diverso, e sentirono che dovevano entrare in quel mondo e diventarne protagonisti attivi.

Cominciarono a partecipare agli allenamenti, assiduamente e appassionatamente. Di lì a pochi mesi, nel corso dei quali alcuni degli “iniziatori” mollarono e molti amici e conoscenti, col passaparola, si aggiunsero, sarebbe nata la Frasba dal Lac, la squadra di Como di Ultimate, la cui storia continua gloriosa da 10 anni.

by Drago